Militante del MSI a sedici anni, consigliere comunale a Milano, parlamentare, membro della segreteria del partito, Tomaso Staiti di Cuddia delle Chiuse, classe 1932, appartiene alla generazione che ha vissuto in prima linea la politica italiana dagli anni Cinquanta agli anni Novanta. Il suo diario fazioso è il viaggio di un’intelligenza acuta e brillante attraverso il fascismo e il dopoguerra, il Sessantotto e gli Anni di Piombo, la «Milano da bere» e Tangentopoli, la crisi della Prima Repubblica e la nascita della Seconda. «Fascista» per convinzione e non per convenienza, nella sua confessione racconta, senza fare sconti, l’evoluzione della destra italiana: da Almirante a Fini, passando per Michelini, Rauti, La Russa, Alessandra Mussolini, Alemanno. Pochi scampano alla penna tagliente di Staiti, che li ha visti tutti da vicino e ne conosce ambizioni e trame politiche, miserie e virtù. C’è, in queste pagine, tutta la rabbia di un fazioso che confessa di aver creduto nella politica degli ideali e che l’ha vista trasformarsi «nella politica fatta dai giullari dello strapotere economico». È la confessione di un «fascista» che piacerà anche a sinistra.