Alchimia, farmacia, medicina: il vino accompagna i passi dell’uomo sin dagli albori, ma il suo uso a scopo terapeutico è poco noto ai più. Questo breve excursus – che spazia tra archeologia, mito, storia, cronaca e poesia – ne ricostruisce la storia dalla più remota antichità all’alba del Terzo millennio. Il dono di Dioniso è stato usato anche come anestetico, antipiretico, disinfettante, diuretico, antisettico, cicatrizzante, ma soprattutto come componente essenziale per la creazione e l’utilizzo di colliri, creme, sciroppi, infusi, decotti, irrigazioni, gargarismi, elisir e molto altro. Del suo utilizzo sanitario vi sono innumerevoli tracce: « … gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi (…) lo portò a una locanda e si prese cura di lui », si legge nel “Vangelo di Luca” (10, 29-37). Nel Cinquecento, il medico Leonardo Fioravanti scrive: « ...tutte queste cose che ho raccontato del vino sono operazioni di grandissima meraviglia (...) con tali cose si possono fare grandi esperienze nell’arte della medicina, della chirurgia e dell’alchimia ». Nell’Ottocento nasce il successo dei “vini medicinali”, primo fra tutti il “Vino Mariani”, realizzato con foglie di coca del Perù; una bevanda che entusiasma re, regine, papi e altre celebrità: « Vi mando mille ringraziamenti, caro Mariani, per questo vino di giovinezza che procura la vita, conserva la forza (…) e la restituisce a quelli che non l’hanno più », scrive Émile Zola. La storia del vino come medicamento si srotola tra tavolette sumere, papiri egizi e copti, testi greco-romani, racconti biblici, manoscritti della Schola medica salernitana e documenti dedicati a vicende singolari, come quella del “vino-viagra” del misterioso Cagliostro. Strettamente legato alla sfera dell’eros e della magia, il vino ha ispirato creatività e passioni artistiche che hanno reso il mondo più bello. Balsamo per le ferite esistenziali e unguento per la psiche, è l’antidepressivo più antico: « … eleva l’anima e i pensieri, e le inquietudini si allontanano dal cuore dell’uomo », scrive Pindaro (V secolo a.C.). Opinione ripresa dallo storico bizantino Michele Psello: « …una consolazione per chi è depresso e una cura per chi è malato ». Parole che evocano un poeta a noi vicino, Leopardi: « Il piacer del vino è misto di corporale e di spirituale. (…) Anzi consiste principalmente nello spirito ».