L’amore declinato nelle sue molteplici forme: l’amore che tiene unita una famiglia e che dà sicurezza, l’amore che unisce chi sopravvive e che fa affrontare tutte le difficoltà, l’amore che ti fa ricostruire delle certezze, l’amore che degenera in gelosia folle e che distrugge, l’amore verso i figli che ti fa organizzare la vita in loro funzione, l’amore deluso, l’amore che lascia liberi e che prima ti fa perdere tutto e poi ti ridà tutto. Questo percorso alla scoperta dei personaggi è reso grazie ad un’accurata presenza del narratore che mette in scena il dramma esistenziale e lo vuole spiegare attraverso la lettura degli avvenimenti trascorsi. Così si va avanti ed indietro nel tempo in un intreccio che va crescendo con il procedere del racconto. L’opera nasce come integrazione e guida ad una produzione cinematografica che si sta sviluppando nel contempo ma riesce ad avere una vita propria ed una sua valenza letteraria. Carlo Barbera si inserisce nel filone della letteratura siciliana più autentica e da questa coglie alcuni spunti: l’attesa sul molo del ritorno della barca del padre ricorda da vicino quello delle donne al molo in attesa della “Provvidenza” verghiana ed in ambedue i casi il mare è amaro, una famiglia si spezza ed un destino si mette in moto, l’amore che degenera in gelosia distruttiva ci riporta all’esperienza di vita di Luigi Pirandello ed alla follia della moglie.