«Mi spingo timidamente verso la baracca. Sul pavimento oggetti e indumenti sparsi. Le prigioniere erano state private di tutto prima della partenza: non avrebbero più avuto alcuna necessità!» Maria Massariello Arata, partecipe sin dagli anni dell’infanzia delle persecuzioni subite dal padre, crebbe in un ambiente di opposizione al fascismo che si distingueva per la qualità degli oppositori e, soprattutto, perché esaltava e illuminava in termini assoluti e universali il valore della persona umana nella sua irrinunciabile dignità. In questa prospettiva di ampio, vitale respiro, viene raccontata la «primavera» della Resistenza. L’arresto a Milano, il trasferimento e la permanenza nel campo di concentramento di Bolzano, il lungo viaggio verso Ravensbrück, la «vita» nell’infernale Lager femminile e, infine, il rischioso ritorno in Italia: il diario si articola come un lungo itinerario nella vita verso la morte, che, di giorno in giorno, appare sempre più vicina. Ma la speranza, più che mai «ultima dea», confortata e sorretta da un profondo senso religioso, si rivela essere la reale chiave di lettura di questo umanissimo libro. Maria Massariello Arata nasce a Massa nel 1912. Trasferitasi a Milano con la famiglia, si è laureata in Scienze Naturali e ha insegnato in un liceo cittadino. Fervente antifascista, prestò la sua opera anche attivamente e questo le valse la deportazione in Germania. Reduce da Ravensbrück, nell’ottobre del 1945 riprese l’insegnamento che continuò sino al 1974, quando fu colpita dal male al quale doveva soccombere l’anno successivo. Negli ultimi anni di vita si dedicò a ricomporre quest’opera proponendola nella sua forma attuale.