Nata in Mesopotamia, la favola antica fiorì nel mondo greco-romano, ai margini della cultura alta delle classi superiori, come particolare genere letterario dove si depositò la visione del mondo e della vita maturata dagli schiavi attraverso i secoli. Con i suoi messaggi asciutti, la favola esopica ci dice che sono le questioni cruciali dell’esistenza – vincere o perdere, pensare o agire al momento giusto, saper giocare di forza o d’astuzia – quelle che occupano la mente di quanti sono costretti a lavorare, ovvero dei ceti subalterni, che nelle società antiche erano prevalentemente gli schiavi.La morale che viene fuori dalla favolistica greca e latina, quella che La Penna chiama «la sapienza degli schiavi», è dominata da un’amara rassegnazione: nel mondo degli uomini non vi è alcun intervento della divinità, e il potere è nelle mani dei più forti, dei più violenti, dei più astuti, non dei più giusti. L’astuzia, l’abilità, l’energia servono solo per sopravvivere in un mondo siffatto, ed è illusoria ogni speranza di mutarne le leggi fondamentali. La favola esopica, sebbene priva di qualunque connotato rivoluzionario, fu un passo decisivo nel distacco dalla cultura religiosa e nell’elaborazione di una cultura laica popolare. La raccolta degli scritti di La Penna sulla tradizione esopica in Grecia e a Roma, ad opera di Giovanni Niccoli e Stefano Grazzini, conferma ancora una volta il valore dei classici come strumento per affrontare le sfide e i cambiamenti del nostro tempo. Antonio La Penna (Bisaccia 1925) è una delle più eminenti figure di studioso del mondo classico a livello nazionale e internazionale. È stato docente universitario di letteratura latina nelle università di Pisa e Firenze e ha insegnato filologia latina alla Scuola Normale di Pisa. È autore di oltre seicento pubblicazioni che riguardano principalmente la cultura letteraria latina e la fortuna dell’antico nel mondo moderno. Il suo nome è legato in particolare a monografie e a contributi su Orazio, Sallustio, Properzio, Virgilio e Ovidio.