“Esordii nella mia carriera di giustiziere di Sua Santità, impiccando e squartando a Foligno Nicola Gentilucci, un giovinotto che, tratto dalla gelosia, aveva ucciso prima un prete e il suo cocchiere”. Con questa asciutta frase prendono avvio le memorie romanzate di Mastro Titta, il celebre boia dello Stato Pontificio. Un best-seller di fine ottocento, abilmente creato a tavolino da uno scaltro editore e un anonimo scrittore. Granduignolesco romanzo d’appendice, le "Memorie di un boia" suonano stranamente attuali in questi anni così appassionati alla cronaca nera. Mastro Titta (1779 - 1869) al secolo Giovan Battista Bugatti, esercitò per quasi settant'anni la professione di boia ufficiale dello Stato Pontificio, divenendo una figura proverbiale nella Roma dell'epoca. La sua figura è stata resa celebre ai giorni nostri dall'interpretazione che ne ha fatto a teatro Aldo Fabrizi nel Rugantino di Garinei e Giovannini.