“Non sono qui per salvarmi. Sono qui per essere ricordata da viva.” Oriana Fallaci è alla fine. Il corpo cede, la mente no. Malata, lucida, spietatamente presente. Non cerca la pace, né l’assoluzione. Chiama un prete — uno che l’ha criticata con intelligenza e veleno — e pretende di parlargli. Non per redimersi. Ma per guardarlo negli occhi. Accanto a loro, un giovane segretario annota ogni parola. È la sua ultima battaglia. E ogni frase è una mina lasciata a chi verrà dopo. Oriana ripercorre la sua vita senza filtri: la Resistenza vissuta da bambina, le guerre raccontate col sangue addosso, gli amori feriti, la maternità negata, il cancro. Racconta tutto. Ma a modo suo. Con la lingua che graffia, con l’intelligenza feroce, con la libertà di chi non chiede il permesso. Aveva ragione la strega è una confessione laica, una resa dei conti senza sconti. Non una santificazione, ma una dichiarazione d’identità urlata fino all’ultimo respiro . Per chi ha amato Oriana. Per chi l’ha giudicata. Per chi ha ancora voglia di ascoltare una donna che non è mai stata zitta. “Scrivi tutto. Anche il dolore. Anche quello che fa male da leggere. Se è scomodo, allora è vero.” Un ritratto brutale e struggente di una voce che continua a disturbare. Perché le streghe, a volte, avevano solo ragione troppo presto.