Tre punte: Storia di una rivoluzione foggiana fritta nell'olio della verità

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by Alessandro Piemontese

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«Non è colpa tua se sei nato lì.» Basta una frase, detta con un sorriso di compassione durante un aperitivo a Milano, per far crollare tutto. Luca, soprannominato "Il Pianista", è un genio della comunicazione emigrato al Nord. Ha tutto: carriera, soldi, riconoscimento. Ma quella frase lo colpisce come uno schiaffo. Capisce improvvisamente che il suo successo non è una conquista, ma un’assoluzione. Capisce che la sua città, Foggia , è stata trasformata dal mondo in un verbo minuscolo ("foggiare", dare forma) e privata della sua dignità di Nome Proprio. Così decide di fare l'unica cosa che nessuno si aspetta: tornare. Non per nostalgia. Non per vacanza. Torna per compiere una rapina. L'obiettivo non sono i soldi, ma l'identità. Luca mette insieme una banda improbabile e indimenticabile: Momo lo Shamano: un friggitore che ascolta la musica dell'olio bollente come se fosse un'orchestra. - Sarah: un'archivista ribelle che custodisce la memoria della città come un'arma carica. - Il Gigante: un muto che capisce le vibrazioni dei vicoli meglio delle parole. Insieme, dal ventre sotterraneo degli ipogei foggiani, lanciano un assedio culturale al "Barone", il Re del Cemento che vuole trasformare la città in un centro commerciale di plastica e cibo precotto. La loro arma? Il cibo. Ma non quello delle fiction o dei blog patinati. Il cibo vero. Violento. Geometrico. Lo Scagliozzo , triangolare e perfetto come il 4-3-3 di Zeman (tre punte, sempre all'attacco, nessuna difesa). Gli Spaghetti all'Assassina , bruciati e piccanti, rivendicati come invenzione del foggiano Enzo Francavilla e strappati al marketing che li ha resi "baresi". TRE PUNTE non è un libro di cucina. È un romanzo di guerra gastronomica. È una storia dallo stile "Baricco-Western" ambientata nel Tavoliere, tra vento, polvere e grano arso. È la cronaca di come una città abituata a scappare o a vergognarsi impara a rialzare la testa, scoprendo che la perfezione non sta nella luce dei riflettori, ma nel buio di una padella di ferro nero. Tra matrimoni kitsch sulla Statale 16, blitz non violenti nei centri commerciali e l'evocazione mistica del 24 Dicembre (l'unico giorno in cui a Foggia è vietato essere tristi), Luca scoprirà che il successo non è quello che gli augurava suo padre via SMS. Il successo è restare. Un romanzo breve, denso e fraterno. Per chi è andato via. Per chi è rimasto. Per chi sa che la verità brucia, ma ha un sapore indimenticabile. DICONO DEL LIBRO: "Una storia che frigge l'anima. Un atto d'amore ruvido per una terra che non chiede scusa." ESTRATTO: «Il fuorigioco,» spiegò Luca. «Zeman lo insegnava bene. Se la difesa sale tutta insieme, alta, sincronizzata, l'attaccante rimane solo dietro la linea. E il gol non vale. Anche se la butti dentro, non vale. Tu sei rimasto solo, Barone. Hai costruito muri, hai bruciato garage. Ma la città è salita. La città è andata avanti.»

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