Pubblicato per la prima volta nel 2001 da Feltrinelli nella collana Traveller, “ Tropico Banana - Italianos da Cuba al Brasile ”, qui rivisto e parzialmente cambiato, è un libro di viaggio che descrive le realtà di due paesi molto diversi fra loro ma gemellati da svariati aspetti comuni. Innanzitutto gli italianos , presenza massiccia in entrambi i luoghi, ma anche l’amore per la musica, la gioia di vivere malgrado le economie surreali, il rapporto disinibito nei confronti del sesso, la religione - santería a Cuba, candomblé in Brasile -. Il “ Tropico Banana ”, titolo di una famosa canzone del gruppo musicale brasiliano Chiclete com Banana , è un luogo immaginario, vittima dello sfruttamento economico, sessuale e vacanziero che fa da cornice al libro. Descritto in buona parte in prima persona come cronaca di viaggio, “ Tropico Banana” è diviso in due sezioni, la prima - J&J: Jineteros, Jineteras (e molti Tarzan) - dedicata all’isola caraibica, la seconda - Delirium brasiliensis - al cosiddetto “ País do futuro ”. In quella cubana protagonisti d’eccellenza sono i nostri turisti e le jineteras , le ‘fantine’ che ‘cavalcano’ i vacanzieri mordi-e-fuggi. La seconda sezione è una collezione di racconti di viaggio, incontri, aneddoti raccolti in più anni di frequentazioni uniti a interviste a piloni della cultura brasiliana come Jorge Amado e Caetano Veloso. Attraverso il bestiario dei neo- conquistadores , l’autore dipinge con profondo amore - nonostante l’apparente, più immediato sarcasmo - due paesi molto controversi. I ballerini ferraresi della domenica nelle discoteche dell’Avana e le professioniste del sesso a tassametro di Rio de Janeiro sono simboli di due sistemi che faticano a funzionare ma che trovano un pratico compromesso nella banconota statunitense. Una critica prima al ricco Occidente, poi, ma solo se proprio lo si vuole, alle magagne del “Tropico Banana”.