"Vicinu a un cufilaru" , in siciliano significa "accanto ad un focolare". Questo libro è una coinvolgente raccolta di poesie vernacolari con traduzione in italiano a fronte . E' adatto a chi apprezza i dialetti ma perfettamente leggibile anche per chi, pur lasciandosi coinvolgere dal vernacolo e dalla atmosfere popolari, preferisce la lingua italiana . E' un viaggio tra sentimenti , emozioni , ricordi ... tra considerazioni intime di tutta una vita, alla luce dell'ispirazione poetica e della passione per la terra di Sicilia , per il proprio paese, per le proprie radici . La silloge raccoglie numerose poesie ed è suddivisa in tre parti : Prima Parte - L'amuri - ("L'amore") , introdotta dalla poesia "...VICINU A UN CUFILARU... PIENSU..." ("...Vicino a un focolare... penso...") - Seconda Parte - Iju e pua... iju - ("Io e poi... io"), introdotta dalla poesia " OLTRI L'OTTU DI MARZU" ("Oltre l'otto di marzo") - Terza Parte - A chiddri ca m'appartiennu ppi daveru - ("A coloro che mi appartengono davvero"), sezione del libro in cui le poesie sono volutamente lasciate senza traduzione italiana per questioni di metrica e di rima " Quello che ci viene dato" , riporta la preziosa prefazione dello scrittore e critico letterario Salvatore Di Marco , "è una sorta di "focolare" in senso agostiniano: cioè si tratta di quel “tempio” dell'anima dove ci si rifugia -quando le tempeste esistenziali sconvolgono gli assetti quotidiani delle nostre certezze, e la via maestra sembra smarrita- al tepore di quella fiammella di verità che è il nostro Dio interiore " . " (...) vivere e amare " , continua il prefatore, "assumono il medesimo destino. Tuttavia esiste una luce all'uscita del tunnel, ed è la "spranza" ( la speranza ) che si offre come virtù , come approdo, come viaggio: ed è solo la speranza che può ricondurre il vivere al suo mistero , alla sua bellezza , soprattutto alla sua umanità, umanità di donna che incarna la donazione , la coniugazione , la fertilità : di donna che urla il dolore in faccia al mondo se questa carnalità viene sottratta alla sua anima, alla sua spiritualità, alla sua catarsi " . " (...) in questa silloge, gli orizzonti si allargano, e comprendono le ferite del mondo , i malanni sociali , le patologie della storia , le storture dell'uomo : ed è ancora la speranza che si fa impegno attivo per restituire lindore perfino a "l'agnùna ammuffùti" (leggi "angoli ammuffiti") del tempo. E' il momento in cui la stessa natura si umanizza di sentimenti e di grazia , in cui il pensiero s'innalza a Dio. Alla fede e alla speranza si coniuga così anche la carità: il respiro della poetica di Lina Riccobene è umilmente, sommessamente teologico ". E' un libro scritto con amore, questo! Buona lettura.