«La storia come laboratorio in cui si sono costituite le abitudini relazionali con l'altro»: forse niente come questa affermazione racconta meglio il lavoro di Valentina Acanfora. L'approccio scelto potrebbe sembrare eterodosso rispetto al contesto: ma «non si può capire fino in fondo il mondo in cui viviamo senza tentare di integrare e comprendere le emozioni», dal momento che «sono al contempo l'immagine nello specchio e l'occhio della persona che lo guarda». Terra di confine, il Cilento si può configurare come un laboratorio metodologicamente affascinante e proficuo: un territorio «fortemente identitario e spesso a contatto con altre identità di cui ha introiettato usi ed emozioni che si concretizzano nella cultura dei luoghi e nell'aspetto che hanno assunto i territori». Una bella ricerca, che deve essere vista anche come punto di partenza, come base per ulteriori ricerche. Perché Valentina ha gettato un seme, ha aperto una porta, ha segnato un percorso che potrà essere seguito. - Stefano d'Atri INDICE PREFAZIONE a cura di Stefano d'Atri INTRODUZIONE CAPITOLO I - OLTRE IL NOI 1.1 Chi è un altro? 1.2 Gli aspetti che definiscono l'altro 1.3 Emico ed etico nell'osservazione dell'altro 1.4 La geopolitica degli emozionati 1.5 Il viaggio verso l'altro CAPITOLO II - OCCIDENTE E ORIENTE: SEPARATI DA UN MARE 2.1 Come ci siamo percepiti 2.1.1 Noi come vedevamo i Turchi 2.1.2 I Turchi come vedevano noi 2.2 Il Turco oltre lo stereotipo 2.3 La minaccia come fattore di coesione europea 2.4 Accettare o distruggere 2.5 La contaminazione CAPITOLO III - UNA STORIA DIVERSA 3.1 L'arrivo dei Turchi nel Cilento 3.2 Le torri, concretizzazione della paura 3.3 L'identità cilentana e i primi contatti con gli altri 3.4 Storie parallele in una retrovia del Mezzogiorno 3.5 Cosa rimane